giovedì 30 settembre 2010

ASSEMBLEA ASSOPORTI "shippingonline.it"

PORTI: ULTIMO SCHIAFFO DAL GOVERNO

ROMA. Il problema, a questo punto, è individuare il confine fra disattenzione e provocazione. Fra mancanza di competenze e menefreghismo. Come se non bastasse l’affronto di una riforma di legge che, in sostanza, abbandona a se stessa la portualità italiana, frenando il percorso di autonomia finanziaria e impedendo lo sviluppo delle infrastrutture, ieri l’assemblea annuale di Assoporti è stata clamorosamente disertata dal governo.
Non c’era il ministro Altero Matteoli (che già la settimana scorsa aveva comunicato la propria
indisponibilità), non c’era nessuno in rappresentanza del suo dicastero, né tantomeno uomini del ministro Tremonti.
E pensare che quello di Roma era stato presentato come il primo momento di confronto pubblico fra i rappresentanti dei porti e quelli del governo dopo che, due settimane fa, il consiglio dei ministri ha varato una bozza di riforma giudicata insufficiente dalla totalità del mondo dello shipping. Un’assenza che Paolo d’Amico, presidente della Confederazione italiana degli armatori, ha definito «inaccettabile»: «E’ la seconda volta, quest’anno, che viviamo una situazione di questo genere. Era successo il giorno dell’assemblea elettiva di Confitarma, è ricapitato oggi. La latitanza del governo ormai è evidente: ne prendo atto con tristezza,
perché il sogno di tutti noi continua ad essere quello di vivere in una nazione marittima.
Quello che dobbiamo constatare, purtroppo, è che il governo la pensa diversamente. Dico “purtroppo” perché qualcuno finge di non sapere che lo shipping, anche in piena crisi, ha continuato a produrre occupazione, mentre il manifatturiero ha pensato a delocalizzare in Paesi emergenti». Incredulo anche Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale più importante d’Italia, quella di Genova: «La riforma varata dal governo non piaceva a nessuno, e questo si sapeva. Ma da qui a disertare l’appuntamento più importante dell’anno... Io credo che, al di là delle polemiche, sia necessario un ultimo tentativo di dialogo con il governo. Se il premier trova il tempo di partecipare alle assemblee di Confcommercio, Confartigianato,
Confindustria e Coldiretti, non capiamo perché non debba dedicare mezza giornata allo shipping». L’assenza di rappresentanti del governo non ha impedito alla comunità marittima, in ogni caso, di ribadire la contrarietà assoluta al disegno di legge approvata dal consiglio dei ministri. «E’ un testo nato vecchio, che non affronta mimimamente le esigenze dell’impresa privata – ha spiegato Nereo Marcucci, presidente Assologistica –
Questa è una finta riforma che dimentica i porti di transhipment e non favorisce l’effettiva competizione fra porti. L’autonomia finanziaria? E’ un tema delicato, perché può trasformarsi nello slogan “fantasia al potere”.
Oggi in Italia stiamo progettando piani di sviluppo che, se dovessero essere realizzati, nel 2025 porterebbero a una capacità di oltre 36 milioni di teu, contro un traffico reale di 11 milioni». La difesa d’ufficio del governo è toccata, come sempre, al senatore Luigi Grillo: «Il testo approvato dal consiglio non è definitivo. Possiamo ritoccarlo e migliorarlo, ascoltando i vostri suggerimenti». «La verità – ha ribattuto Mario Tullo (Pd) – è che questo governo non intende fare nulla per i porti. E la giornata di oggi lo dimostra chiaramente».

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